racconti visionari 8 fotografia e parole
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Racconti Visionari 8

Si sta alzando il vento

Si dice che un giorno laggiù passò una carovana. In fondo, prima che inizino le colline. Vedi? Lo so, adesso non c’è nessuno. Non c’è quasi mai nessuno, in realtà. Ma quel giorno – lo raccontano tutti, qui –

passarono in tantissimi e non era il numero che lasciava ad occhi aperti chi li guardava passare, erano i colori, le voci, gli animali. E lei. Aspetta, te lo racconto per bene. Vuoi sederti sul davanzale? No? Guarda verso le colline, però, e immagina di vederli. Immagina che sia inverno. Un inverno di tantissimi anni fa, quando per viaggiare si camminava e le terre sembravano sconfinate. Immagina che sia pomeriggio, con il sole che sta per tramontare, le ombre lunghe e fredde, le colline che iniziano a coprirsi di ombre blu. Immagina che tutti gli abitanti del villaggio stiano tornando alle loro case, per fuggire al freddo della sera. Immagina una bambina – questo nessuno lo dice, questo l’ho pensato io – che sta per chiudere la porta di casa e sente un suono che non conosce. Un suono forte, come di campane ma più acuto. Chiama la madre, escono di casa, guardano verso le colline, da dove viene quel suono che intanto continua a farsi sentire e vedono qualcosa. Vedono persone: una fila lunghissima, e carri, e animali, e anche altri suoni iniziano ad arrivare – risate, canti in una lingua mai sentita, versi di bestie che mai avevano visto e mai vedranno più. Decidono di avvicinarsi e intanto anche altre persone escono dalle case e vanno verso la carovana. Immagina di essere lì con loro. Di guardare quello spettacolo che mai avrebbero potuto immaginare. Nessuno parlava, tra loro. Guardavano, con gli occhi sgranati di meraviglia, qualcuno azzardava un sorriso, qualcuno faceva scongiuri, qualcuno pensava che avrebbe voluto seguirli e restare con loro e sarebbe stato – forse, in quel modo – felice. Restarono fermi nel freddo, nel sole che scendeva dietro le colline, a vederli passare – e ascoltarli cantare e ridere forte come se quella fosse una festa e non un viaggio nel gelo dell’inverno. Restarono fermi fino a quando, in coda alla carovana, videro lei. La luce ormai era sottile, le ombre lunghissime e inconsistenti, e proprio questo fece loro credere, nei giorni che venivano, che forse gli occhi erano stati ingannati. Che non potevano davvero aver visto quel viso. Che si erano confusi e poi, raccontando, le voci si erano mischiate, accavallate, le parole e i ricordi sbiaditi e ricostruiti con più fantasia che realtà. Eppure. Stai ancora immaginando di essere lì? Ecco, allora pensa di vedere in coda alla carovana una donna dal viso che nessuno riuscì a dimenticare. Non so dirti perché, ci sono tante storie diverse. C’è chi dice che avesse il viso da animale feroce, chi dice gli occhi più belli e spaventosi che mai. Quello che tutti ancora oggi raccontano è che fu impossibile dimenticarla. Entrò nei sogni. Ti sembra di sentirli, vero? Dai, chiudiamo la finestra, che si sta alzando il vento.

finestre Racconto visionario 8, ormai lei la conoscete, è L’Inventore di Mostri (Valeria Zangrandi) e la trovate qui !!
A presto con un nuovo racconto e una nuova immagine creata su misura !

Buona giornata !!

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